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LOMBARDIA

ITINERARIO 1
I Tre Grandi Laghi

Quest’itinerario offre una piacevole vacanza a chi intende visitare i maggiori laghi prealpini della Lombardia, particolarmente adatto a chi viaggia in camper, giacché la zona permette la sosta quasi ovunque. Adatto ai turisti che vogliono sfuggire dalla frenetica vita cittadina e nel contempo apprezzare la natura, le città, i piatti tipici, i vini rinomati e tanto altro ancora. La visita è sconsigliata nei mesi più freddi e la durata del soggiorno varia dagli 8 ai 15 giorni. Quanto segue vuole essere una guida che spazia dal soggiorno tranquillo sul lago all’escursione al borgo d’arte, dalla visita culturale a ville e giardini alla passeggiata in bicicletta per scoprire una terra dal fascino particolare.
a prima parte del tracciato è molto articolata. Si svolge intorno al Lago Maggiore, o Verbano, culla della civiltà dei Borromeo che qui profusero tutta la loro raffinata cultura: ancora oggi a testimonianza del prestigio politico goduto ci restano i sontuosi palazzi, i giardini all’italiana, l’imponente Rocca d’Angera.

Lungo le sue rive si specchiano numerosi paesi, che una volta erano villaggi di pescatori. Inizialmente le sue acque erano solcate da grandi barche che trasportavano dei massi in pietra staccati dalle cave della sponda piemontese, per poi giungere a Milano.

Un uso certamente meno nobile fu la navigazione dei pirati (i “Mazzarditi”) che approfittavano dei facili nascondigli. Ora il lago può essere visitato con un lento battello da sponda a sponda. A nord-est, sulla via per la Svizzera, Porto Valtravaglia, Luino e Maccagno sono i centri principali. Furono edificati alle foci di torrenti affacciati sul lago, circondati da splendidi monti, le isole dei Castelli di Cannero e in lontananza, il Monte Rosa.

Tra i golfi più caratteristici dell’intero lago vi è Laveno, localizzato più a sud rispetto alle precedenti città, da dove partono i battelli per le Isole Borromee; una caratteristica bidonvia collega le case con il Sasso del Ferro, offrendo una visione unica sospesa a 1062 metri di quota. Non mancano le iniziative volte ad attirare attenzione al lago, quali il “Presepio Sommerso” ed il “Concorso Barche Illuminate”.

Allontanandosi dalle acque si giunge a uno straordinario luogo d’isolamento: Leggiuno, famoso per l’Eremo di Santa Caterina del Sasso, che sorge sulla scogliera dove il Sasso Ballaro fronteggia le acque ostacolando l’approdo del battello. Il recente recupero ha restituito alla chiesa e ai due conventi l’antico splendore, permettendo ai visitatori del XXI secolo di vivere l’atmosfera medievale. Inoltre in estate si può assistere a sedi concertistiche nel chiostro e nella Chiesa di Santa Caterina.

Risalente al XI secolo invece abbiamo la Chiesa dei Santi Primo e Feliciano, impreziosita da un grazioso campanile con pittoresche finestre bifore. Procedendo di nuovo verso il lago s’incontrano Ranco e Ispra, che delimitano un altro golfo caratterizzato da prateria e bosco. Qui si può visitare il Museo dei Trasporti voluto dal professor Ogliari, che ospita una collezione di veicoli che hanno segnato la storia dello spostamento umano: treni, autobus e tram attraverso un filo conduttore che riveste cultura e tecnologia.

Tra dolci colline Angera si innalza imponente, dominando il paesaggio lacustre sin dai tempi in cui era un baluardo difensivo del territorio di Milano. Ciò costituisce l’elemento di maggior rilievo insieme al Museo della Bambola, al quale si aggiungono palazzi gentilizi e chiese medievali come Sant’Alessandro e Santa Maria Assunta.

Gli appassionati di bird-watching e i naturalisti potranno ammirare la zona umida dell’Isolino Partegora. Le chiese di San Donato e San Vittore, il Museo Civico e il gran masso erratico della Preia Buia, testimonianza dell’ultima era glaciale, conciliano natura e architettura a Sesto Calende, a nord del Parco del Ticino, area naturale protetta dove scorrono le acque del fiume Ticino.
Attraversando il parco e costeggiando il lago di Varese si arriva nella città omonima. La provincia di Varese è una piccola realtà di frontiera con la Svizzera, a ridosso dei principali valichi alpini, ed è stata nel tempo punto di transito di popoli europei con usi, costumi e tradizioni differenti che hanno lasciato tracce nell’identità locale. Istituita nel 1927 si estende per 1199 chilometri quadrati con una popolazione di circa 820.000 abitanti e presenta una fascia montana,una collinare e una di pianura.

Il capoluogo(è possibile sostare nel centro vendita San Rocco,viale Borri 311;tel.0332261223) ospita torri, rocche e castelli (Castello Castiglioni-Mantegazza a Masnago, Torre della Meridiana in Piazza della Motta, Torre di Velate), ville e giardini (Palazzo Estense con giardino all’italiana, Villa Mirabello con parco all’inglese, Villa Recalcati, Ville Ponti con parco all’inglese, Villa Menafoglio-Panza con giardino all’italiana), architettura liberty (Palace Hotel sul Colle Campigli, Grand Hotel al Campo dei Fiori, Cimitero Monumentale di Giubiano).

Come a Luino, Ponte Tresa e Maccagno,in ogni diverso giorno della settimana le strade si riempiono di vivaci bancarelle.Però vi è anche un’organizzazione commerciale di prim’ordine: negozi ben arredati, vetrine allestite con fantasia, prodotti di qualità che costituiscono il segreto del suo successo.

Il Lago di Como, suddiviso fra le due province di Como e Lecco, è situato a 213 m. sul livello del mare e misura 65 kmq. Un’intensa attività di volo idro si svolge qui dal 1913 (per prenotare un volo a piacere tel. a +39031574495). La visita può iniziare da Como (si può sostare nella località International), ridente cittadina affacciata alla sponda sud occidentale del lago e circondata da una corona di verdi colline, è ricca di monumenti artistici.

Fra le sue mura medievali si possono visitare chiese romaniche e barocche, a cattedrale, e musei adibiti all’interno di antichi palazzi. Lungo il lago si possono ammirare ville neoclassiche e importanti monumenti razionalisti. Como è la città di Volta, della seta e dei musei dell’elettricità.

Il modo migliore per scoprire l’atmosfera lariana è percorrere il lago su un’imbarcazione: si vede Cernobbio, insinuandosi verso nord con la celeberrima Villa d’Este, paese di pescatori e maestri d’ascia; Blevio e Torno con un susseguirsi di ville famose, fra cui l’antica Villa Pliniana, nota per la sua sorgente intermittente. Si resta affascinati da Moltrasio, Careno, Brienno e Nesso.

Altri luoghi da visitare sono la Conca della Tremezzina, la penisola di Bellagio, il promontorio di Menaggio, e il borgo di Varenna (sulla sponda lecchese). D’obbligo la visita alla Villa di Manzoni a Lecco, costruita nel ‘700, un tempo dimora dello scrittore durante gli anni dell’infanzia e giovinezza, e oggi divenuta museo. Il Triangolo Lariano, racchiuso fra i due rami del lago di Como, ha come base la Brianza e come vertice il promontorio di Bellagio.

E’ una zona montuosa tagliata dal torrente Lambro. L’interesse per quest’area è soprattutto paesaggistico ed escursionistico anche se non mancano ville ottocentesche e deliziose chiese romaniche. La Brianza è la parte collinare che si estende ai piedi del Triangolo Lariano,rinomata zona di villeggiatura per i Milanesi e ricca fascia agricola. I centri d’Erba, Cantù e Inverigo offrono spunti di notevole interesse artistico. Da centro lago si accede ad un gruppo di valli che collegano il Lario al Ceresio e che fanno da confine conlaSvizzera.

Fra montagne di 2.000 m d’altitudine vi sono ampie spaccature come le valli Senagra, Rezzo e Cavargna. L’alto lago è un altro mondo da favola, area di transito nel medioevo, è diventato un centro indipendente e potente dominato dalle tre Pievi di Dongo, Gravedona e Sorico. Ancora oltre, dove sembrerebbe cessare il bacino, un ponte immette nel Pian di Spagna, la vasta pianura paludosa, delimitata dai fiumi Mera e Adda, che chiude il Lario a Nord.

Qui fra canneti, salici e pioppi vive una gran varietà d’uccelli acquatici fra cui cigni, svassi e folaghe. Le valli laterali e la pianura meridionale del lago possono essere l’oggetto di escursioni.

Tra i laghi prealpini italiani il Garda è sicuramente il più grande e caratteristico. Posto al centro della fascia prealpina, s’incunea fra la pianura padano-veneta a sud e le prealpi lombarde e le prealpi trentine e venete a nord. La varietà delle manifestazioni vegetali, così come la compresenza nel bacino lacustre di specie vegetali originarie dai più diversi ambienti climatici costituisce un altro motivo di eccezionalità del lago.

E’ possibile praticare windsurf e come gli altri laghi presso le stazioni turistiche sono in servizio gli aliscafi per attraversarlo. Ha una superficie di 368 kmq e la profondità massima raggiunge 346 m. 130.000 abitanti risiedono nei comuni rivieraschi. Mediamente la temperatura dell’acqua si aggira intorno ai 13°C e quella dell’aria ai 12°C.

Al paesaggio si uniscono l’arte, la cultura, la gastronomia e il benessere delle terme.Al margine della penisola che divide la superficie lacustre in due parti distinte si trova Sirmione, uno dei luoghi più caratteristici e rinomati e ideale punto di partenza dell’itinerario alla scoperta del lago. Con una superficie superiore ai due ettari, si qualifica uno degli edifici più vasti dell’Italia settentrionale: il Castello che sorge dalle acque e che è attraversato da un viottolo che conduce ad un antico tempio cristiano e ai resti di una presunta villa romana. A seguito verso sud ovest troviamo Desenzano, dove si trova un'altra villa romana, un castello torregiante sul borgo e la Cattedrale di Santa Maria Maddalena.

Ben evidente da tutto il basso del Garda è la Rocca di Manerba, accompagnata alle sue falde dall’unica isola italiana raggiungibile a piedi, quella di San Biagio. L’isola di Garda, al margine settentrionale del golfo, delimita il passaggio nella baia dalla quale la costa verso nord si fa scoscesa e dominata dall’ambiente montano. Sul fondo dell’insenatura giace Salò dove vi sono ancora le ville in cui si vissero i momenti fascisti.

Più a nord c’è l’unicità del Vittoriale degli Italiani, casa-monumento voluta da Gabriele D’Annunzio per celebrare i caduti per la patria e per rifugiarsi a trarre ispirazione, su cui si affaccia il centro storico di Gardone Riviera. Verso l’entroterra si scopre il Lago di Valvestino con un ambiente fittissimo di vegetazione.Una breve digressione permette di arrivare a Toscolano Maderno,diviso quasi simmetricamente dal torrente che lo attraversa.

Nel Parco Naturale dell’Alto Garda i paesi divengono piccoli agglomerati di case. Ai margini orientali di questo sorgono Gargnano, Campione e Limone, dalle quali si possono raggiungere i vicini monti per piacevoli escursioni. Per quanto riguarda la costa orientale l’eccezionalità dell’ambiente vegetale si può verificare risalendo il versante del monte Baldo: si passa dalla fascia degli olivi, lauri e lecci alla fascia delle latifoglie, a quella dei mughi e oltre con i fiori e piante dell’ambiente alpino.

La denominazione della sponda orientale del lago è “Riviera degli Ulivi”grazie alla presenza dell’olivo: cinquanta chilometri d’insenature, rive, borghi e castelli. Nella parte settentrionale c’è il monte suddetto, a sud il lago si allarga tanto da essere simile al mare; una zona che ha un clima particolarmente mite e di un’organizzazione ricettiva di lunga tradizione.

Questa zona è ambita per gli sport quali la mountain-bike e il parapendio. Dal centro di Malcesine con la funivia in venti minuti si arriva a 1.780 metri a Bocca Trades Pin,da dove partono molti sentieri ideali per chi ama le escursioni. A Malcesine vi è poi il Castello Scaligero e il Palazzo dei Capitani in stile veneziano.

Scendendo verso giù si incontra il fiume più corto del mondo, l’Aril(172 m). In rapida successione si incontrano Brenzone dove si può visitare il Palazzo della famiglia Spolverini e una chiesetta trecentesca, Castelletto con la Chiesa romanica di San Zeno; più a sud ecco Torri del Benaco con il suo castello e la chiesa; per sentieri si arriva alle incisioni rupestri per poi giungere a Punta San Vigilio dove il bacino lacustre si allarga. Oltre all’incantevole Baia delle Sirene e la Villa Punta San Vigilio, vi è l’Eremo dei Camaldolesi che domina il golfo di Garda.

Da Garda,con il centro rinascimentale,si risale verso la Val d’Adige incontrando Costermano, Caprino con le sue ville signorili e i nuclei medievali di Vilmezzano, Braga, Pradonego e Carrara a Pesina. Partendo da Caprino, risalendo verso Spiazzi e seguendo la strada Graziani a Ferrara si giunge a Malga Novezzina e da qui si risale fino alle cime più alte del monte Baldo.

Verso sud del lago si gode la vista di Bardolino, famoso per l’omonimo vino, e città che conserva testimonianze medievali come la Chiesa di San Zeno. Su questa sponda troviamo un parco acquatico, quello di Caneva, e uno divertimenti, il celebre Gardaland, il più grande parco giochi italiano, ideale per chi ha con se bambini al seguito.

La riviera del Garda rappresenta un insieme dove la cucina tradizionale è strettamente legata ai prodotti tipici della pesca, della montagna e dell’agricoltura collinare. Piatti caratteristici sono il risotto con la tinca, l e “aole fritte”o in “sisam” (alborelle rispettivamente fresche e secche), l’anguilla, i filetti di sardina sott’olio, i filetti di persico al vino bianco, la trota all’uva fresca o lessata.

Ancora risotti a base di vino o con l’anatra, le pappardelle con la selvaggina o gli gnocchi di patate. Gli insuperabili tortelli di zucca, i tagliolini al salmone e le saporite minestre campagnole e ogni tipo di carne, tutto condito dall’ottimo olio extra vergine di oliva.

Il nostro viaggio termina a Verona, attraversata dal fiume Adige e posta a poca distanza dall’incantevole lago di Garda, sicuramente una delle città più belle dell’Italia settentrionale. Chi la visita dopo Venezia ritrova nei suoi edifici gotici il fascino della città lagunare; chi proviene da Roma ammira a Verona alcuni dei monumenti romani più importanti in assoluto.”Conoscere Verona significa amarla”, scriveva un umanista del ‘500, e, in effetti, ci sono tre motivi per apprezzare questa città: innanzi tutto perché è ricca di monumenti straordinari, poi perché offre innumerevoli attrazioni, e infine perché ha dato i natali alla romantica e struggente storia di Giulietta e Romeo, cara agli innamorati di tutto il mondo, mirabilmente raccontata dal drammaturgo più grande di tutti i tempi, William Shakespeare.

D’origine antichissima come insediamento, essa divenne, infatti, una città vera e propria a partire dal 49 a.C. sotto forma di un Municipium romano, costruito lungo l’antica Via Postumia. Il tracciato delle strade romane è ancora leggibile nelle attuali vie del centro, e le antiche porte della città (Porta Bossari e Porta Leoni) sono ancora nel luogo in cui furono costruite.

Passeggiando per queste vie si giunge al centro della città: centro storico antichissimo ,molto esteso e ben conservato. La città offre uno scenario molto suggestivo fatto di splendide case, chiese e palazzi di ogni epoca e stile, con angoli suggestivi e scorci caratteristici, dall’immensa Piazza Bra con l’Arena (il terzo anfiteatro romano per grandezza,durante l’estate è sede di uno dei più famosi festival operistici del mondo;orario 9.00,chiusura cassa 18.30,durante la stagione lirica orario 9.00-15.30,chiuso il lunedì), alla popolare Piazza delle Erbe, all’ elegante Piazza dei Signori.

Sul fianco della collina sulla riva sinistra del fiume vi è il Teatro Romano, che ospita spettacoli teatrali shakespeariani, concerti e balletti. I monumenti della Verona Romanica non sono meno illustri. In particolare la basilica di San Zeno, il patrono della città, costruzione a tre navate in tufo, marmo e cotto famosa per le formelle in bronzo del suo portale e il polittico di Andrea Mantegna sull’altare maggiore.

Accanto ad essa, si devono ricordare il Duomo posto in uno dei quartieri più caratteristici della città, e molte altre chiese come San Giovanni in valle, San Lorenzo e Santa Trinità. Risalgono all’epoca scaligera (quella della dinastia dei della Scala,corte che ospitò tra gli altri Dante Alighieri) anche i luoghi della storia di Romeo e Giulietta: la Casa Montecchi, la famosissima Casa di Giulietta e la sua Tomba (che ospita cicli di affreschi; Via Cappello,23,orario 9.00-19.00,chiusura 18.30,chiuso il lunedì).

Per essere completa la visita ai tesori dell’arte veronese deve includere uno sguardo alle opere nella Chiesa da Sant’ Anastasia, al Museo di Castelvecchio, Museo Lapidario Maffeiano, Biblioteca capitolare e Museo di Palazzo Forti. Nell’altopiano dei Lessini, che si estende a nord della città, si possono ammirare un ponte naturale, suggestive cascate, splendidi boschi, insolite formazioni rocciose e importantissimi giacimenti di fossili.

La pianura è invece per chi ama la delicata magia del paesaggio padano. I dintorni di Verona sono ricchissimi di testimonianze storiche. Non c’è paese veronese, infatti, che non vanti una ricca residenza gentilizia o un’antica pieve, o un castello medievale.

Per quanto riguarda la gastronomia la Pastissada de Caval, il Bollito con la Pearà, il Pandoro, i risotti di Isola, gli asparagi di Rivoli, i tortellini di Valeggio sono delle vere delizie.Il tutto innaffiato con i famosissimi vini Valpolicella Recioto, Soave, Bardolino e Custoza, apprezzati in tutto il mondo.

In un territorio così vario si pratica ogni genere di sport: dal golf a Sommacampagna, allo sci in Lessinia. Dalla mountain bike sulle colline alle gite a cavallo un po’ ovunque.

ITINERARIO 2
Chiavenna

Il corso della Mera, proveniente dalla Val Bregaglia dove nasce svizzera con il nome romancio di Maira, disegna una delle tre direttrici al cui incontro si sviluppò Chiavenna, che estese il suo nucleo storico lungo la sponda sinistra del fiume. Prossima alle alte creste delle Alpi centrali, per la sua posizione in prossimità di valichi strategici e all'estremità settentrionale del Lago di Como, fu nei secoli un punto d'incontro fondamentale di commerci e traffici europei. Oggi, con le nuove direttrici e i moderni mezzi di trasporto che hanno reso obsolete le vecchie vie di comunicazione, questo è un territorio vocato alla scoperta turistica, con la città a fare da punto di partenza di itinerari fra storia e natura nelle valli circostanti.
Trovato senza troppe difficoltà un posto tranquillo per il v.r., la visita inizia da Piazza Verdi scendendo lungo la stretta Via del Portone Vecchio per cercare l'arco del Reguscio, in pietra viva, sotto il quale risaliva e pagava dazio la gran parte delle merci dirette verso la città. La lapide abrasa sulla facciata sud dovette celebrare qualche personaggio del potere grigione, e fu resa come altre illeggibile dopo la fine di quella dominazione avvenuta nel 1797. Dalla piazza ci si inoltra quindi nel centro storico passando sotto il portone di Santa Maria, eretto a metà del '700, ed entrando in Piazza Pestalozzi. La fontana al centro dello slargo è in pietra ollare, dalle qualità assai particolari, al pari di lapidi, portali e altri elementi decorativi e architettonici che troveremo risalendo Via Dolzino, strada commerciale e asse del nobile nucleo antico, con bei palazzi risalenti al XVI e al XVII secolo. Una laterale sulla destra dà accesso in pochi passi alla graziosa e raccolta Piazza San Pietro, con l'adiacente Palazzo Pretorio. Sullo stesso lato è Piazza Bertacchi con la sede municipale, mentre più avanti Piazza Castello è fronteggiata dalla rude facciata del palazzo Balbiani, che nel '400 appartenne ai feudatari degli Sforza. Fiancheggiando la costruzione si giunge all'accesso del parco botanico, mentre al di là della fontana una stradina permette di salire in un'ora al Parco delle Marmitte dei Giganti (vedi riquadro a pagina 67). Verso sinistra, invece, già si scorge il ponte che porta al di là del Mera e alla zona di archeologia industriale dove si svilupparono diverse attività che sfruttavano l'energia delle acque correnti: la più importante di queste, svoltando a sinistra prima del ponte, è il Mulino della Bottonera risalente al 1868, un gioiello anche di carpenteria divenuto museo dopo il restauro.
Ritornati a Piazza Castello e imboccata Via Picchi siamo in breve alla chiesa di San Lorenzo, già esistente nella seconda metà del X secolo, dove sono custoditi due capolavori che da soli valgono il viaggio. Il primo è la grande vasca del battistero scolpita alla metà del XII secolo in un unico blocco di bella pietra ollare, adornata con sobrie sculture dal chiaro simbolismo. Un cortile interno dà invece accesso al Museo del Tesoro, dove il pezzo più sorprendente è la copertina di un evangeliario nota come Pace di Chiavenna, in quanto usata anticamente per il bacio della pace nelle liturgie solenni: nell'armonica composizione spicca la raffinatezza degli smalti e delle filigrane in oro, ma anche dei simboli degli evangelisti sbalzati su lamine auree, insieme a perle e a più specie di gemme con incisioni di fattura anche araba. Un pezzo quasi senza uguali che lasciò incertezza su epoca e provenienza, a meno di non dare fiducia alla tradizione che la vuole omaggio di un vescovo il quale accompagnava Federico Barbarossa in visita alla città. Dono principesco e motivazioni non disinteressate, viene da pensare, essendo la città guardiana dei passi che fin dall'epoca dei Romani collegavano nel modo più diretto la Pianura Padana con il lago di Costanza e le piane del Danubio.
 Passeggiando tra i monumenti sarà giunta l'ora di cena, e vi consigliamo di dirgervi al Viale Pratogiano dove vi resterà solo da scegliere fra i vari crotti che si trovano alle pendici del monte. All'interno di queste cavità, qualche preistorica frana lascia filtrare tra i suoi interstizi correnti d'aria costanti in ogni stagione sia per umidità che per la temperatura, fra i 6° e gli 8°C. Chiuse con qualche muro e una porta, nacquero così delle vere ghiacciaie fatte apposta per conservare o far maturare vini, formaggi e salumi. Molti crotti sono privati, ma ve ne sono anche di pubblici e se ne trovano in vari paesi di queste valli, luoghi d'elezione di un mangiar rustico in compagnia basato su poche essenziali portate, dove è difficile manchino i gustosi pizzoccheri o una polenta taragna; ma anche centri di naturale socializzazione, come qualcuno bene interpretò scrivendo nel '700 su un muro "Si vende vino bono e si tiene scola de ummanità".
Prima di rimettersi in marcia, una breve escursione (fattibile anche in mountain bike o a piedi via sentiero) ci permetterà di salire a un villaggio distante circa 4 chilometri, che regala una topografica veduta sulla città e sulla valle. Pianazzola, vera oasi del silenzio, gode di una soleggiata esposizione a sud, e le sue stradine a ciottoli meritano una piccola esplorazione tra abitazioni ancora dotate dei vecchi ballatoi in legno.

Tra chiese e cascate
Ad est di Chiavenna la statale 37 sale nella Val Bregaglia, da cui provengono le limpide acque della Mera. Sino alla frontiera svizzera si tratta di una decina di chilometri che in località Prosto, raggiungibile con una deviazione sulla sinistra, offrono un primo motivo di sosta nella cinquecentesca Villa Vertemate Franchi, che fu di un'abbiente famiglia con dimora principale nel centro di Piuro. Il complesso (preceduto da un comodo parcheggio) appare di disegno sobrio negli esterni ed è dotato di cospicui annessi agricoli che ricordano le ville rinascimentali toscane e quelle rustiche di Roma antica, ma il clou è costituito dagli interni, riccamente affrescati con temi mitologici legati alle opere di Ovidio, e negli sbalorditivi soffitti intagliati. L'edificio ebbe la ventura di scampare alla catastrofica alluvione di fango che il 4 settembre 1618 scivolò dall'alto monte dirimpetto, coprendo per sempre il paese con i suoi 900 abitanti: così finirono i palazzi e la ricchezza di Piuro dovuta alla seta, al commercio, ai dazi assicurati dal transito delle merci.
Tornati sulla statale, occorre attraversare la Mera per raggiungere l'Hospitale e la chiesa di Santa Maria, eretta dopo il 1572 per commemorare l'apparizione della Madonna a una giovane lavandaia. Oltre l'adiacente piazzale si trova un laboratorio dove si potranno ottenere molte informazioni da uno degli ultimi artigiani e artisti della pietra ollare: la quale, va ricordato, veniva usata non soltanto a fini decorativi ma anzitutto per tornire le pentole, un tempo usate in tutta la valle.
A Borgonuovo il piccolo museo allestito nella sacrestia della chiesa di Sant'Abbondio è dedicato ai reperti recuperati durante gli scavi sul sito di Piuro; tra altri documenti è esposto lo scheletro - quasi una reminiscenza pompeiana - di un uomo che tende in avanti i palmi delle mani per proteggersi d'istinto dalla massa di fango. Nelle adiacenze sorge un campeggio, l'unica struttura ricettiva all'aria aperta del Chiavennate. Poco oltre, l'ameno spettacolo delle cascate dell'Acquafraggia si osserva già dalla nazionale, ma conviene prendere la successiva svolta a sinistra per arrivare all'area attrezzata situata ai piedi di due salti d'acqua gemelli, provenienti dall'emissario di un laghetto di origine glaciale oltre quota 2.000. L'abitato di Santa Croce prese nome dalla chiesa, nota già nel 1100, che si trova lungo la strada e che aveva in origine pianta circolare. La bella ancona lignea di fine '400 è del tedesco Yvo Strigel, molto attivo all'epoca nei Grigioni. Dal vicino ponte si può passare alla sponda opposta del fiume, dove alla confluenza con un altro torrente si trova San Martino, che serba notevoli affreschi e della quale si lascia ammirare l'elegante sagoma dell'alto campanile a bifore. Villa di Chiavenna, sede della stazione doganale, domina un azzurro bacino idroelettrico dove la Mera si concede una pausa prima di riprendere la sua corsa verso il Lago di Como.
Proprio seguendo il fiume verso sud, tornati a Chiavenna e lasciato il camper in favore delle bici, su strade poco frequentate si procede in direzione del Lago di Mezzola. La Via Trivulzia, parallela alla statale 36, attraversa la piana bonificata al tempo degli Sforza dall'avventuroso Gian Giacomo Trivulzio, che fu anche maresciallo di Francia. Con l'opera di bonifica il condottiero intendeva anche favorire i commerci tra Milano e i valichi d'oltralpe, tracciando due canali navigabili per avvicinare a Chiavenna le merci trasportate sulle vie d'acqua: il Lario si era infatti sempre più allontanato per effetto di esondazioni e interramenti causati dal Mera e dall'Adda, tanto che dell'antico abitato di Samolaco (dal latino summo lacu, al vertice del lago) era restato quasi solo il nome. In vista del Ponte Nave si svolta a destra e si segue l'indicazione per Casenda, prendendo poi lo sterrato sulla sinistra. Dopo meno di un chilometro si incontrano i suggestivi resti di San Giovanni all'Archetto, con il sentiero che in 3 chilometri conduce a San Fedelino. Il semplice e grazioso edificio venne costruito verso la metà del X secolo dopo il ritrovamento delle reliquie di San Fedele, un soldato romano martirizzato nel III secolo sotto l'imperatore Massimiano. Per visitare l'interno, dove si trovano interessanti affreschi, bisogna programmare la visita per il sabato o la domenica, partendo dal ristorante La Barcaccia dalla cui banchina la gita può essere compiuta anche in barca. Si rientra per la stessa strada dopo aver percorso in tutto, fra andata e ritorno, una trentina di chilometri.

La via del passo
Ripreso il mezzo a Chiavenna, risaliamo ora la Valle Spluga. Dopo il paese di San Giacomo Filippo facciamo la conoscenza del suggestivo santuario di Gallivaggio, dal torreggiante campanile. Al di là del cristallo sottostante l'altare si può osservare il masso su cui la Madonna avrebbe posto il piede nell'apparire a due giovanette che raccoglievano castagne, avvenuta il 10 ottobre 1492 (giusto per inquadrare l'epoca, vale la pena ricordare che due giorni dopo Cristoforo Colombo avrebbe scoperto l'America). Una gigantesca e inquietante parete rocciosa domina gli spazi del parcheggio.
In questa profonda valle e nelle laterali i villaggi sono composti di piccoli gruppi di case. Così quello di Vho, nei cui paraggi il misterioso intaglio geometrico della roccia, detto Scribaita, sollecita da quasi un secolo le interpretazioni degli studiosi. A Campodolcino, invece, nella lunga striscia pianeggiante a lato dal torrente si sussegue una serie di frazioni alcune delle quali possiedono un proprio dialetto, chiamato brì. In quella di Portarezza c'è ancora qualche anziano che ricorda e tramanda l'usanza di mandare il prossimo a quel paese servendosi di maledizioni esagerate e pittoresche, come "che tu possa trovarti di gennaio al Pizzo Stella (oltre i 3.000 metri, ndr) con la tramontana, camicia bagnata e sbarra di ferro in mano", o anche più feroci come "che tu possa avere una nidiata di topi nel cervello che ti faccia capolino dagli occhi".

 Presso il bivio di Fraciscio il cosiddetto ponte romano sostituì nel '700 quello medioevale travolto dal torrente Rabbiosa, su cui passava una storica mulattiera. La Ca' Bardassa di Fraciscio, bella abitazione rustica del '700, è stata restaurata per essere adibita a museo delle tradizioni locali. Dal paese, al termine dell'asfalto, si può raggiungere con una facile escursione di circa 2 ore e 650 metri di dislivello il Lago Angeloga (2.040 m), dove si incontra il Rifugio Chiavenna.
Campodolcino è stazione di sport invernali, essendo collegata da una funicolare sotterranea direttamente alle piste di Madesimo. Appartiene invece ai tempi del turismo della Belle Époque il grande edificio decaduto dell'Albergo Posta, ricostruito nell'800 come stabilimento climatico e idroterapico con sale da ballo, musica, biliardo e giardino d'inverno.
Proseguiamo verso il Passo Spluga attraverso la variante lievemente più lunga che tocca Isola, punto di sosta sull'antica mulattiera. La locanda Cardinello, alle soglie del villaggio, è un ampliamento dell'edificio già esistente nel '700. Dalle frazioni sovrastanti si può raggiungere in circa 2 ore di cammino il Pian dei Cavalli, tra 2.000 e 2.200 metri, dove sono stati rinvenuti siti archeologici con reperti che attestano la presenza di insediamenti umani risalenti a 10.000 anni fa, al termine dell'ultima glaciazione.
Lasciata Isola e superato anche il bivio per il tunnel che porta a Madesimo, saliamo fino al Lago di Montespluga, dove parcheggiamo il veicolo ai piedi dell'angolo sinistro della diga per salire alla sommità e proseguire fino a un altro sbarramento, presso il quale si innesta il sentiero che proviene dal passo. Di qui l'antico tracciato scende tortuosamente a mezza costa delle gole del Cardinello: qui si verificò nell'anno 1800 il disastro del generale napoleonico Mc Donald, che sotto una tempesta di neve vide precipitare nel burrone un centinaio dei suoi uomini con equipaggiamento e animali.
L'odierna rotabile si tiene invece alla destra del lago per raggiungere il piccolo abitato di Montespluga, dove l'antica Ca' della Montagna (oggi Hotel Vittoria) fu rifugio di viandanti smarriti e bestie da soma, spesso salvati dalla campana che veniva suonata in caso di nebbia e neve. A qualche chilometro, ma 200 metri più in alto, c'è il valico doganale fiancheggiato dalle due cime del Tambò e del Suretta, oltre quota 3.000. Il passo perse traffico e importanza nel XIX secolo, quando le nuove carozzabili privilegiarono il settore occidentale delle Alpi. Nella seconda metà dell'800 il transito delle merci decrebbe progressivamente fino ad azzerarsi con l'apertura, nel 1882, del traforo ferroviario del Gottardo. Per far risorgere lo Spluga si immaginarono espedienti anche di pura fantasia, come un tunnel con locomotive ippotrainate per evitare ai passeggeri il fumo delle locomotive, oppure l'attraversamento del valico con vasche di sollevamento, come avviene dal 1914 nel Canale di Panama. Ai camper, certamente, nessuno aveva pensato: e mentre ridiscendiamo verso la Valchiavenna per riprendere la via di casa finiamo con il sentirci un po' pionieri.




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